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Logo Kombolela1Kombolela nasce dalla condivisione di alcuni bisogni e domande che gli operatori del Servizio Sociale, del Centro per le Famiglie e di alcune realtà associative del terzo settore hanno condiviso nel corso degli ultimi anni circa il fenomeno del disagio giovanile all'interno dell'Unione delle terre ed'Argine. Il progetto vede Eortè come capofila ed una stretta collaborazione con l’Unione Terre d’Argine, il Servizio Sociale dell’Unione delle Terre d’Argine, il Centro per le Famiglie sempre dell’Unione. Questo progetto è rivolto agli studenti con un età che va dai 13 ai 17 anni, minori che hanno già pendenze penali o percorsi personali che vanno, in maniera evidente, verso il penale. 

Massimo Maini referente dell’Unione delle Terre d’Argine, ad una nostra intervista, dice “Quello che è emerso dall'incontro di diverse esperienze del territorio in merito alla situazione giovanile e in particolar modo della fascia pre-adolescenziale e adolescenziale è stato la considerazione di un aumento del fenomeno del disagio e delle condotte antisociali che, ben prima della pandemia aveva cominciato a concretizzarsi in diverse forme: dall'aumento dei casi di abbandono scolastico sino a vere e proprie forme di difficoltà nei giovani a costruire forme di socializzazione sana e costruttiva e, in diversi casi, a concretizzarsi in condotte devianti e irregolari anche dal punto di vista legale. Quello che gli operatori si sono chiesti fin dall'inizio è come poter raccogliere le diverse esperienze e progetti presenti sul territorio e come formalizzare concreti progetti di sostegno, indirizzo e rielaborazione di tali condotte. Kombolela è nato quindi dall'esigenza di mettere insieme le diverse esperienze, le diverse qualità e risorse del territorio per costruire progetti a misura del ragazzo e del suo reinserimento nel caso di minori sottoposti a procedimenti penali.

Il progetto offre ai ragazzi coinvolti l’opportunità di rielaborare criticamente i propri vissuti e di partecipare attivamente alla costruzione del proprio percorso di recupero, coinvolgendoli sin da subito, insieme alla proprie famiglie, nella definizione degli obiettivi nella scelta del tipo di intervento e nella valutazione degli obiettivi raggiunti.

La programmazione dei diversi interventi ha l'obiettivo di coinvolgere i soggetti in concreti modelli educativi alternativi a quelli appresi, attraverso opportunità lavorative e di partecipazione attiva alla vita culturale e sociale del proprio territorio. Gli interventi  elaborati per i soggetti sottoposti a procedimenti penali in collaborazione con il Ministero della Giustizia, Ufficio Servizio Sociale Minorenni di Bologna, hanno l’obiettivo della promozione ed attivazione di responsabilità del minore per ricomporre il conflitto sociale innescato dal reato attraverso la mediazione e la riparazione del danno provocato alla società.”

Continuando, leggiamo anche le parole dell’intervista ad Anna Severino, docente delle scuole Focherini di Carpi, secondo la quale, in ogni comunità educante l’azione più efficace consiste proprio nel fare rete, una rete che poggia le proprie basi sulla comunicazione, lo scambio di idee e di valori, il confronto e di conseguenza necessita di atti pensati, condivisi e agiti. 

Kombolela diventa così una preziosa risorsa che non rientra strettamente nel “tempo scuola”, ma comunque permette di agire direttamente sui ragazzi e al contempo creare una rete efficiente, quindi un gruppo di persone le quali mettono a disposizione le proprie differenti competenze che, attraverso la condivisione di osservazioni e analisi complementari può aiutare ad avere una profilazione precisa di ogni ragazzo. L'equipe di operatori del progetto elabora così un Progetto Educativo individualizzato, tra le attività, ad esempio, che possono essere proposte ritroviamo quelle sportive come il Rugby, o quelle di sostegno nei compiti, fino ad arrivare alle attività di agricoltura e quelle di volontariato. Ogni tipologia di intervento viene collocato all'interno di un progetto con precisi obiettivi, tempi di realizzazione e valutazioni sui risultati attesi. 

Relativamente ai ragazzi sottoposti alla Messa alla Prova del Mistero di Giustizia, particolare attenzione viene posta sulla tipologia di intervento che deve avere la finalità di consapevolizzazione sul proprio operato e sui percorso di rieducazione e reinserimento sociale.

Dunque anche la scuola diventa subito un importante e significativo "partner" del progetto, sia in termini di segnalazione di eventuali situazioni per le quali è necessario intervenire anche in contesti extra-scolastici sia perché risulta necessario intrecciare e coordinare il lavoro dentro e fuori la scuola per rendere più incisivo ed efficace l'intervento di sostegno. 

Ma gli insegnanti sono davvero pronti a tutto questo? Secondo Severino, è sicuramente necessario qualche incontro per poter coordinare le figure referenti, nelle quali rientrano ovviamente anche gli insegnanti

 

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