Il racconto di Danilo Faiulo, assistente alla regia del Teatro dei Venti e curatore artistico del progetto "Di-Stanze"
“Io non vorrei più sognare. Non vorrei sognare sempre. Voglio svegliarmi domattina e vedere che tutto è possibile. Che ognuno di noi riesce a compiere un gesto sincero. Un piccolo gesto. Che però possiede la forza per innescare utopie.”
Con questo invito abbiamo deciso di congedare il numeroso pubblico accorso alla performance Di-Stanze, nei primi due weekend di aprile all’ex mercato coperto di Carpi. Un lavoro in cui abbiamo unito membri rappresentativi dei gruppi con cui il Teatro dei Venti costruisce relazioni artistiche da diversi anni. Il testo di Damiana Guerra racconta storie di fragilità che caratterizzano la nostra comunità, ma non vengono ascoltate o riconosciute. Il percorso inizia con il racconto di quattro "meraviglie", che rappresentano l'idea, il ricordo della fragilità umana, accolta e non esclusa. Il senso di questa esperienza è proprio questo: invitare il pubblico a provare empatia nei confronti di chi ha bisogno di accoglienza, spesso in maniera non esplicita. Il percorso del Teatro dei Venti ha voluto rispettare le singole storie, lavorando con gli attori affinché avessero un margine espressivo piuttosto ampio. Questo ha permesso anche agli spettatori di avere una percezione estremamente personale di ciò che vedono e che gli viene raccontato. Anche lo spazio scenico ha avuto un ruolo importante, le botteghe e i laboratori dell’ex mercato coperto hanno offerto degli spunti da valorizzare, in cui rinchiudere e abbandonare le "meraviglie" che, in un tempo lontano, vivevano in armonia nel mondo circostante e lo rendevano migliore.
Le quattro "meraviglie" sono state interpretate da Aladji Kounipò, uno dei ragazzi richiedenti asilo che ha fatto parte del gruppo Marewa e ha collaborato con il Teatro dei Venti in varie occasioni, tra queste nel 2018 e nel 2019 per lo spettacolo Moby Dick. Aymen “Tsunami”, attore del Carcere di Castelfranco Emilia, che ha partecipato a varie produzioni del Teatro dei Venti, l’ultima del 2021 in Odissea, Maria Chiara Papazzoni (Elisabetta Borille nel secondo weekend) e Luca Bartoli, attori del laboratorio annuale del Gruppo l'Albatro, sostenuto dal DSM-DP dell'Ausl di Modena e dall'Otto per Mille della Chiesa Valdese. La bambina che ha accompagnato il pubblico in questo viaggio è stata interpretata da Clara Anna Celiberti e Ilaria Barbieri, allieve dei corsi di formazione del Teatro dei Venti. L'associazione Venite alla Festa ha dato il proprio contributo artistico anche per una scena dello spettacolo, prestando le voci per la stanza sensoriale che ricorda al pubblico, immerso nel buio, che è tardi, o forse no, per dare un senso alla parola “Accoglienza”.
Gli attori sono stati orchestrati dalla regia di Stefano Té, affidati alla cura artistica di Danilo Faiulo. Testi di Damiana Guerra. Assistenti di scena Daphne Pasini, Elisabetta Borille e Damiana Guerra. I costumi sono stati curati da Daphne Pasini e Francesca Figini, l’allestimento tecnico da Davide Filippi, in collaborazione con Davide Tubertini, Cesare Trebeschi e i tirocinanti del progetto ErasmusPlus Manuel Méndez Paredes, Pablo Moreno Pinal e Sam Lopez Jimenez. Nicolò Razzi è stato il tecnico di scena. Sara Barbieri si è occupata delle prenotazioni. Mentre nelle giornate di performance, Salvatore Sofia, Massimo Don e Antonio Congedo hanno accolto il pubblico insieme allo staff dell’associazione, presidiando gli spazi dell'ex Mercato Coperto, un luogo restituito alla cultura e alla creatività.
Danilo Faiulo







