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24 ottobre smallNella bellissima cornice di Villa Forni a Cognento, durante il MÀT - ovvero la settimana della salute mentale -, si è tenuto l'incontro “Agricoltura sociale e salute mentale. Prospettive di inserimento lavorativo e innovazione della riabilitazione”. Dopo i saluti istituzionali il dibattito è entrato subito nel vivo, fornendo ai presenti un quadro molto chiaro di cosa sia e cosa si debba intendere per agricoltura sociale, termine che oggi corre il rischio di essere inflazionato.

L'agricoltura sociale si inserisce in un'ottica bottom-up in quanto riparte dalle persone diversamente abili per valorizzarle e inserirle in un contesto lavorativo vero e proprio, fondamentale per l'azienda stessa. Non possiamo considerare l'agricoltura sociale come un nuovo sistema assistenziale, né tanto meno essa può coincidere esclusivamente, e su questo aspetto si è insistito più volte, con un percorso meramente laboratoriale – l'idea del semplice “orticello terapeutico” è quindi da escludere.

L'agricoltura sociale deve essere un sistema di valorizzazione di persone in un contesto relazionale sia all'interno dell'azienda sia verso l'esterno. Essa deve generare un impatto sulla comunità locale di riferimento: il modo migliore per restituire dignità alle persone coinvolte è attraverso la creazione di un percorso di filiera che riesca ad influenzare la comunità all'interno della quale il progetto è inserito – si è parlato anche di “filiera di dignità”. I benefici per i soggetti inseriti in percorsi di questo tipo sono innumerevoli e non sono solo legati ad un aumento di autostima e fiducia in se stessi, ma hanno anche ricadute molto importanti sulla famiglia di provenienza sia in termini economici che in termini di aumento del benessere e della felicità generale.

Proprio per indagare questi e molti altri aspetti, da alcuni mesi presso la Fattoria sociale San Geminiano, situata proprio a Villa Forni, è stata formata un'equipe coordinata dal Dott. Giorgio Magnani con lo scopo di studiare nel dettaglio, da un punto di vista medico, gli effetti che il lavoro agricolo genera nei ragazzi coinvolti. Il presupposto di partenza è che occorra eliminare concetti quali malato cronico o gravoso, che danno un senso di ineluttabilità per restituire un'opportunità alle persone coinvolte inserendole in un percorso professionale e comunitario.

La legge 141 del 2015 ha inquadrato l'agricoltura sociale aprendole la strada, ma come è stato ricordato durante il dibattito, occorre fare attenzione. Il rischio di social washing è molto elevato: se non si investe nelle relazioni, nel discorso di filiera, nella reale valorizzazione professionale dei soggetti coinvolti, ma si ha come unico o principale scopo quello di erogare un servizio per ricevere dei contributi si corre il rischio di snaturare completamente l'idea di agricoltura sociale, rinchiudendola in un contenitore che porterebbe ad esiti controproducenti. La sostenibilità economica di questi progetti, che comporta anche riduzioni di costi significative per l'ente pubblico, è strettamente legata alla sostenibilità sociale e alla creazione di percorsi di filiera.

Alla politica vengono quindi chiesti un maggior riconoscimento oltre che la creazione di luoghi dove poter coordinare ed aiutare tutti i soggetti, di diversi settori, coinvolti in percorsi di agricoltura sociale.

Infine è stato ricordato che in questo caso non stiamo parlando di un “ritorno alla terra”, affermazione fortemente inflazionata oggi, ma di una nuova visione dell'agricoltura stessa che punti alla valorizzazione delle persone, nessuno escluso.

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